domenica 12 febbraio 2012

Ancora e sempre lui


Stamattina è tornato a trovarmi Alansandre, dopo la messa, vestito di tutto punto: pantaloncini e camicia col pagne di Natale. Tra le chiacchiere gli chiedo “sei venuto da solo, dove sono i tuoi amici?”
“I miei amici? Quali?”
“Mah, avrai degli amici…”
“Sei tu una mia amica”
L’ho abbracciato e l’ho visto: ha sorriso per quel gesto.  Fa il bulletto, ma è un gran tenerone. E per fortuna ha solo undici anni, perchè un po' mi fa innamorare e, altrimenti, sarebbe diventata una questione seria.  

sabato 11 febbraio 2012

Dimitri


Dimitri avrà dodici anni, penso. Non è tra quelli che se non c’è si sente; non dà troppa confidenza, non ti cerca. Riesco a ricordarmi di lui grazie a quella volta che abbiamo medicato la sua mano dalle dita gonfie.
Poi ieri mi ha regalato una busta, sopra c’era scritto “j’espeur que vous sauroit contentes d’avoir ce lettre”; dentro il disegno di una bicicletta.
Sotto al mio letto, a casa, c’è una scatola con un centinaio di disegni che in tanti anni mi hanno regalato tanti bambini. È cosa normale per chi ha quotidianamente a che fare con loro.
Ma questo regalo mi ha emozionato tantissimo, forse perché inaspettato, forse perché davvero gratuito.
Quando poi l’ho ringraziato, mentre gli versavo l’acqua sulle mani per lavarle prima del pranzo, non ha detto nulla, ma so per certo che è arrossito …e ancora una volta ho pensato che sono fortunati loro, che possono arrossire senza che nessuno se ne accorga. 

martedì 7 febbraio 2012

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Marie Jeanne e Sylvie, insieme fanno 13 anni: due grandi maestre.


lunedì 6 febbraio 2012

Polvere ovunque


Quando stamattina ho aperto la porta della camera ho fatto fatica a respirare. Non era solo lo stupore a fare corto il fiato: una luce rossa opaca investiva tutto, a partire dal cielo, poi le case, le persone, l’aria. Il vento aveva rumorosamente soffiato tutta notte rendendo difficile il mio sonno, ma mai mi sarei aspettata uno spettacolo di nebbia colorata al risveglio. Ossigeno pesante, pesantissimo! Ossigeno fatto di polvere che entra negli occhi, nella gola e tra le trame del cotone dei pantaloni e delle magliette.
L’altra sorpresa che mi ha fatto impugnare la macchina fotografica l’abbiamo trovata lungo la strada: strada deserta, nessuno in giro. Le donne non pestavano il miglio, i bambini non giocavano nei cortili, gli uomini non erano seduti sulle loro sedie di bambù. Solo gli animali non si sono arresi a questa natura che nuovamente sorprende tutti.
Inevitabilmente ho pensato alla mia casa, al mio Paese, in questi giorni. Bloccato sotto la neve, al gelo. Oggi effettivamente nemmeno qui si suda, ma il freddo naturalmente non è paragonabile. Mi emoziona scoprire che l’uomo sa ancora fare un passo indietro per lasciare spazio alle sorprese della natura, che ancora sa modificare le sue abitudini seguendo i capricci di qualcuno di più potente. Qui l’hanno saputo fare senza lamentela alcuna, accettando di sospendere il non indispensabile per un giorno; l’hanno saputo fare con semplicità e naturalezza, addirittura senza stupore.
Spero di non dimenticare questa lezione silenziosa che qui nessuno sa di avermi dato quando, con la neve del 2013, mi troverò costretta a starmene chiusa in casa e mi annoierò a morte.   


giovedì 2 febbraio 2012

Voilà ici notre maison



Francesca è quella che mia zia chiamerebbe “una spippola”.
Occhi grandi, fa la smorfiosetta, ma se inizi a giocare prima tu,  non si tira indietro.
Oggi l’ho salutata verso l’una uscendo dal Centro, quando mi ha chiesto “Dove vai?”
“A casa, a mangiare. Ci vediamo domani”. Col suo tono tipicamente serio, replica: “Allora mangi qui”.
Ah! Il mio pessimo francese! “No Francesca, oggi vado a casa a mangiare!”. E qui mi sono sciolta per la sua dolcezza dura, bambina costretta a crescere in fretta come tante altre, quando, sempre seria, mi dice “Si ho capito, dici di andare a mangiare a casa, ma la nostra casa è questa”

mercoledì 1 febbraio 2012

25 gennaio - 1 febbraio 2012


"Ci sono giorni in cui ti senti in esilio,in cui nulla o nessuno riesce a farti tornare in patria, giorni che scivolano via dal calendario,inutili e smarriti. Ci sono giorni di sole asciutto e di terrazzi nitidi, in cui l’orizzonte tra mare e cielo è netto come in un disegno,giorni che tutti, tranne qualche pazzo felice, non sanno neanche vedere correndo a rinchiudersi tra quattro pareti.Ci sono giorni che scappano via e afferri solo alla fine, quando sei stanco, non sai più che farne e getti via come un cibo scaduto. Ci sono i giorni che diventano celebri, quelli degli incontri che scuotono la vita, oppure quelli che lasciano il segno per un’emozione o una scoperta, per una solitudine o per una compagnia. Ci sono i giorni-vigilia, dei conti alla rovescia, delle sfide attese e temute, i giorni che credi importanti e che invece, subito dopo, sono già appassiti. Ci sono i giorni-fotocopia, quelli che potresti scambiare tra loro, uscendo da uno per entrare nell’altro senza accorgertene.Ci sono i giorni-civetta, che ti sorridono da lontano, che ti tentano e ti fanno sperare, ma poi non si presentano all’appuntamento.Ci sono giorni di altri che una volta erano anche i tuoi e che adesso non sono più nel tuo calendario, giorni che non ritornano. Ci sono giorni burrasca, che ti sorprendono al largo mentre stai facendo le solite cose e devi pregare per riuscire a tornare.Ci sono i giorni più duri, bui anche a mezzogiorno, degli strappi improvvisi, quelli dei congedi definitivi, delle cose che non puoi cambiare anche se vorresti, i giorni in cui paghi tutto e con gli interessi, quelli in cui una fitta che avevi dimenticato torna a farsi sentire.Ci sono i giorni che si sciolgono al sole: sono belli al mattino, ma poi non accade nulla. Ci sono i giorni-destino, in cui tutto ti accade e tu non hai scelto, i giorni che decidono anche per quelli successivi senza averli consultati. Ci sono i giorni tagliati in due, quelli in cui devi strapparti via mentre vorresti rimanere oppure riesci a passare tra le sbarre e sei libero all’aperto. Ci sono i giorni in cui voli leggero ad alta quota e quelli in cui anche camminare stanca, giorni da giovani e giorni da vecchi. Ci sono i giorni degli oroscopi, enigmi ed amuleti, in cui tutto risuona e tutto allude, i giorni esoterici. Ci sono giorni con le mani sudate, di attese impotenti dietro porte chiuse, di esami e responsi, i giorni nelle mani di altri e talvolta in quelle di Dio. Ci sono i giorni in cui lavori tanto, ma nessuno se ne accorge e quelli in cui tutti lodano il niente che hai fatto. Ci sono i giorni in cui ritrovi un’amicizia, conquisti una fiducia e quelli in cui la perdi; giorni in cui riesci a curare e guarire, quelli in cui ti sai soltanto ammalare. Ci sono i giorni in cui ti piaci e ti porti in giro con soddisfazione e quelli in cui ti nascondi e non vorresti mai essere in tua compagnia. Ci sono i giorni servili, quelli che preparano gli altri giorni, giorni che sono solo gradini, e i giorni-signori, quelli un pò superbi che sono lì solo per comandare le storie e dirigere le orchestre. Ci sono i giorni che guardi dall’inizio e quelli che guardi dalla fine, quelli che si fanno pregare e quelli che ti pregano,i giorni arrivati presto e quelli arrivati tardi. Ci sono i giorni di mare mosso in cui, se sei saggio, ti metti al riparo e quelli di brezza leggera in cui l’aria è una carezza e devi lasciarti andare. Ci sono i giorni di storia, con date, battaglie e racconti e quelli di geografia in cui il tempo scompare e ci sono solo spazi, rocce e insenature. Ci sono i giorni eremiti, in cui lasci tutto alle spalle e diventi una salita e un silenzio, e i giorni carnevale, quelli in cui vorresti sempre toccare ed essere toccato.Ci sono i giorni in cui pensi ai giorni e quelli in cui togli la spina al pensiero.C’è un giorno, un solo giorno in cui ti accorgi che la vita è una successione di giorni diversi, una collezione di fotografie,che lascerai ad altri,nella speranza che ne conservino qualcuna"
F. Cassano

domenica 22 gennaio 2012

La natura impazzisce


Sembrava la fine del mondo. Sembrava che tutto stesse cadendo a pezzi, uno sull’altro, con il suo solito tempo scandito. Erano le 2.45, il dormiveglia non mi ha fatto realizzare cosa stesse succedendo. Ad un certo punto mi sono stretta forte la testa tra le mani, magari era un sogno da cui faticavo a svegliarmi; o magari il tetto sarebbe crollato su di me. Per istinto, e un po’ da film , mi sono infilata con la testa sotto le coperte, convinta forse di potermi salvare. Mi ha aiutato il ricordo della Sierra: era pioggia. Acqua grondante da un cielo nero di estate. Acqua inattesa, acqua fuori stagione. Ma non ne scendevano gocce, arrivava giù a secchiate. Ha sempre esercitato un forte fascino su di me la pioggia, forse un po’ meno negli ultimi anni quando i portici di Bologna bagnati si trasformavano in piste di ghiaccio per quanto fosse impossibile starci in piedi; ma stanotte è stato terrore puro. Una pioggia di quindici minuti che ha svegliato il villaggio intero, si perché in realtà quello che è giusto raccontare al resto del mondo è che ora sono le 3.26 e fuori da questi muri i tam tam stanno suonando, le donne cantando e ogni sorta d’animale dice la sua. Intanto per l’ennesima volta non capisco ed allora oso interpretare: acqua come benedizione, linfa per questa terra crepata dal sole. Certo la musica è musica di festa.
Così, anche questa notte, l’Africa si fa maestra di accettazione, di pioggia come lo sa fare con la morte.
Ora ha smesso, ora me ne torno a dormire, anche se vorrei trovare il coraggio di aprire la porta e scoprire il colore del fango; torno a dormire con due domande:
-          come fa questa gente sempre infreddolita a sopportare quest’aria gelida che sta salendo dalla terra e entrando dalle finestre?
-          è successo qualcos’ altro di straordinario stanotte, in qualche parte nel mondo?

P.S.: i bambini al Centro oggi erano stanchi: chi non ha dormito per la paura, chi per il rumore dell’acqua su questi tetti di lamiera, chi per il freddo e chi… è uscito a danzare sotto la pioggia.