venerdì 9 marzo 2012

Santi i pampers


Abdul Karim ha tre mesi. È il fratellino di Salif e Adama, due gemellini di sei anni. L’ho trovato al centro, sdraiato su un sacco di iuta e un pagne, mentre la sua bella mamma aiutava la cuoca a preparare il pasto per gli altri 57 bambini.
Abdul è cicciottello, porta una braccialetto di rame al polso e una cordicina annodata intorno alla vita a cui è appesa una moneta da 5 franchi. Stava sdraiato per terra e non la smetteva di sgambettare e stringere il pezzo di stoffa sotto di lui con i suoi piccoli pugni. Non ho resistito e sfiderei chiunque a farlo: mi sono chinata ed ho cominciato a parlargli in un italiano per tutti incomprensibile ma in quella lingua universale che ci faceva capire. Sorpresa delle sorprese, Abdul risponde reggendo i ritmi e i toni che do alla nostra interessante conversazione. Scopro che è un bambino sveglio e vivace, allegro e sempre pronto a regalare sorrisi. La sua mamma e le altre donne impegnate in cucina si fermano, prima sorridono poi ridono di quella che sta diventando una vera e propria discussione tra me e lui.
Ha tre mesi, ma sa ridere di gusto. E mentre mi godo quella gioia gratuita che si sta diffondendo mi chiedo se qualcuno, prima di me, si fosse mai fermato a giocare con lui. Ma soprattutto mi chiedo che cosa stiano pensando quelle donne esperte di figli, di me, che mi comporto da bambina davanti ad un bambino. Non è cultura qui giocare coi più piccoli, divertirsi insieme a loro, fermarsi a coccolarli un po’. Intanto mi accorgo chiaramente che queste mamme sono piacevolmente stupite da quello che una creatura così indifesa sa fare.
Il giorno dopo la scena si ripete: dopo averlo allattato la sua mamma mi cerca per lasciarmelo tra le braccia e così me lo porto a passeggio e non perdo occasione per strappargli una risata.
Allora decido che posso smetterla di pensare che cosa stiano pensando loro di me mentre faccio quello che qui non si fa. Con la santa leggerezza che qualcuno mi ha consigliato di adottare pochi giorni fa, continuo a farmi lunghe chiacchierate con Abdul che non si stanca mai.
Qui tutto sta diventando più familiare ed allo stesso tempo diverso. Un paradosso in cui trovare un posto comodo in cui starsene a vivere. Più si conosce questa gente, i loro modi e la loro affascinante cultura, più ci si accorge delle profonde differenze che dettano i nostri stili di vita. Raramente dimentico di essere bianca ma piano piano divento sempre più me stessa, decidendo che “si Alice, va bene quello che stai facendo” quando ho ben visto e calcolato che i miei atteggiamenti inesperti non offendono gli altri.
Allora anche oggi, ancora una volta, mi sono fatta quattro risate con Abdul che deve essersi veramente tanto divertito, perché a forza di ridere gli è scappata la pipì. Dopo un primo momento in cui fissavo i miei pantaloni bagnati, ho messo anche questa sul ridere. Ma non dovevo farlo, perché tempo cinque minuti, me l’ha di nuovo fatta addosso. 

Nessun commento:

Posta un commento